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Sabato, 26 Aprile, 2025

Pochi diffusori e molti colli di bottiglia: il mercato del lavoro francese secondo la fisica statistica

Graph visualization of the weighted and directed labor market network derived from the transition probability matrix, computed from data spanning the years 2012 to 2020. Each node symbolizes an occupation, with links that illustrate transitions between them. Node sizes correspond to the occupation’s workforce size, while node color indicates its BRIM community (Blondel et al., 2008a). Line widths are proportional to the transition probability. The layout is based on the OpenOrd algorithm (Martin et al., 201

Da quanto tempo fate il vostro lavoro? Avete mai pensato di provare un nuovo mestiere? Quanto vi sembra difficile il cambiamento? L'attuale rapida evoluzione del mercato del lavoro sta mettendo alla prova molti lavoratori che fanno fatica a stare al passo e spostarsi verso nuove professioni, mentre allo stesso tempo le aziende sono in difficoltà nel reperire personale competente. Un nuovo studio ha analizzato il mercato del lavoro francese con i metodi della fisica statistica e ha osservato che oltre il 90% dei mestieri oggi fa da collo di bottiglia: di facile accesso per tutti, diventano poi una trappola in cui è difficile cambiare, anche quando l’offerta è abbondante. 


Lo studio condotto da Max Knicker e colleghi pubblicato sul Journal of Statistical Mechanics: Theory and Experiment - JSTAT traccia nel dettaglio le caratteristiche di accessibilità e trasferibilità nella rete occupazionale francese, osservando una forte rigidità del mercato nel suo complesso e fornendo una base per comprendere quali tipi di interventi e decisioni possono essere fatte per contrastare questa situazione di stallo.
 

Da quanto tempo fate il vostro lavoro? Avete mai pensato di provare un nuovo mestiere? Quanto vi sembra difficile il cambiamento? L'attuale rapida evoluzione del mercato del lavoro sta mettendo alla prova molti lavoratori che fanno fatica a stare al passo e spostarsi verso nuove professioni, mentre allo stesso tempo le aziende sono in difficoltà nel reperire personale competente. Un nuovo studio ha analizzato il mercato del lavoro francese con i metodi della fisica statistica e ha osservato che oltre il 90% dei mestieri oggi fa da collo di bottiglia: di facile accesso per tutti, diventano poi una trappola in cui è difficile cambiare, anche quando l’offerta è abbondante. 
Lo studio condotto da Max Knicker e colleghi pubblicato sul Journal of Statistical Mechanics: Theory and Experiment - JSTAT traccia nel dettaglio le caratteristiche di accessibilità e trasferibilità nella rete occupazionale francese, osservando una forte rigidità del mercato nel suo complesso e fornendo una base per comprendere quali tipi di interventi e decisioni possono essere fatte per contrastare questa situazione di stallo.


Il rapido evolvere della tecnologia, il cambiamento di abitudini e stili di vita, le migrazioni e molto altro stanno modificando rapidamente il mercato del lavoro: una professione che magari era attuale e molto richiesta solo dieci anni fa oggi potrebbe non essere più un buon bacino occupazionale, mentre nuove professioni in rapida crescita stentano a trovare personale competente. Tutto questo incide prima di tutto sulla vita delle persone ma anche sullo sviluppo economico. Per trovare strategie per affrontare questo problema è necessario comprendere nel dettaglio le dinamiche di accesso e transizione fra i vari mestieri. Questo richiede l’analisi di grandi quantità di dati, che rende ideali le metodologie sviluppate dalla fisica statistica, nate proprio per affrontare in maniera dinamica grandi quantità di informazioni. Knicker e colleghi hanno dunque applicato l’analisi delle reti al mercato del lavoro francese degli ultimi dieci anni anni, mettendone a nudo alcune rigidità e le debolezze.


Uno dei punti di forza dello studio è quello di osservare il quadro nella sua interezza. I dati su cui hanno lavorato gli autori della ricerca non sono infatti un semplice campione o delle proiezioni, ma quelli reali e completi disponibili in Francia. “Abbiamo usato i dati ufficiali forniti dal governo francese. In totale disponiamo di informazioni su circa 30 milioni di lavoratori e datori di lavoro in Francia, che abbiamo tracciato nel corso di 10 anni,” spiega Max Knickers, dottorando della scuola politecnica di Parigi presso il laboratorio EconophysiX e primo autore dello studio. Per fare le loro osservazioni, Knicker e colleghi hanno utilizzato i dati amministrativi ad alta risoluzione forniti dall’INSEE (l’Istituto nazionale di statistica francese), nello specifico i BTS-Postes (Base Tous Salariés – Postes).


“Abbiamo poi assegnato a ogni mestiere riportato nei dati un valore su due metriche precise, la trasferibilità e l’accessibilità”, spiega Knicker. “Se molte persone si spostano verso occupazioni differenti da una certa occupazione, allora questa ha un’elevata trasferibilità. Al contrario, se molte persone convergono verso una certa occupazione da percorsi diversi,si parla di alta accessibilità.” 


Knicker e colleghi hanno quindi rappresentato tutte le occupazioni nello spazio bidimensionale delle due variabili, osservando che emergevano quattro raggruppamenti precisi o categorie di mestieri. “In una professione diffuser l’occupazione ‘si diffonde’ verso molte altre, anche se è entrarvi non è semplice” spiega Knicker. “Anche nei channel è difficile entrare, ma a differenza dei diffuser qui le transizioni ad altri mestieri restano molto limitate. Poi abbiamo gli hub, cioè quei ruoli in cui molte altre occupazioni sembrano confluire ma che permettono allo stesso tempo di trasferirsi a molte altre professioni. Infine, abbiamo i condenser, che sono l’opposto dei diffuser: molte persone vi entrano, ma poche riescono ad uscirne verso altre professioni.”


I mestieri hub, condenser, diffuser e channel


“Tra gli hub ci sono professioni come i rivenditori che hanno un insieme di competenze piuttosto generico e non richiedono una formazione altamente specializzata. Tra i condenser, invece, abbiamo i mestieri che offrono assistenza alle persone. In questo caso, dal punto di vista tecnico, non ci sono grandi requisiti per diventare caregiver, ma una volta entrati in questa professione, è difficile uscire e passare ad altro,” spiega Knicker. “Per i diffuser, che in cui poche persone entrano ma dalle quali si può facilmente cambiare, parliamo di ruoli come responsabili tecnici di volo o operatori nella marina mercantile: lavori che richiedono una formazione specifica per accedervi, ma che una volta acquisita permettono di muoversi verso altri ambiti.”


“Infine,” conclude Knicker, “i channel sono lavori difficili da raggiungere e difficili da lasciare. Di solito richiedono competenze molto specializzate, come gli operatori di saldatrici industriali.”


“Per ora si tratta di un’analisi descrittiva. In pratica osserviamo il passato, il tempo trascorso, e non costruiamo ancora un modello predittivo. Tuttavia, questa descrizione ci offre un’idea di come avvengono le transizioni lavorative,” spiega Knickers. “Abbiamo però osservato che, negli ultimi dieci anni, c’è stata una certa stabilità, nel senso che il comportamento del mercato del lavoro è rimasto abbastanza regolare. Questo ci permette di ipotizzare che, nel breve periodo, non ci saranno cambiamenti radicali, e quindi possiamo usare queste metriche per identificare le occupazioni su cui i decisori politici dovrebbero concentrare maggiormente l’attenzione.”


Le informazioni emerse dal loro studio e dagli studi futuri, secondo Knickers potrebbero aiutare i decisori a favorire le transizioni più fluide nel mercato del lavoro. “Con il nostro lavoro cerchiamo quindi di individuare quelle occupazioni che hanno il maggiore potenziale per agire come leva o snodo, facilitando il passaggio delle persone da un lavoro all’altro.”
Knicker e colleghi rendono disponibile la loro metodologia a chiunque voglia applicarla ad altre realtà, per esempio ad altri paesi dell’area europea o addirittura a livello complessivo nell’Unione Europea. Uno dei problemi attuali tuttavia, spiega lo scienziato, è la standardizzazione dei dati: alcuni paesi dispongono di database estesi e molto simili a quello francese, mentre in altri casi il quadro è più frammentario. Il lavoro appena pubblicato rappresenta comunque un primo passo. In futuro, Knicker e colleghi vogliono provare a seguire le traiettorie individuali dei lavoratori e integrare altre fonti di informazione, come ad esempio i dati sulla formazione professionale specifica.