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Martedì, 12 Maggio, 2026

Effetto cinema

CREDIT Graz University, Schweiger

Il film di fantascienza L’ultima missione: Project Hail Mary, attualmente nelle sale cinematografiche, sta attirando l’attenzione del pubblico e della comunità scientifica per i suoi contenuti altamente scientifici. Il film è capace essere coinvolgente anche su temi complessi e d’avanguardia — dall’astrofisica al linguaggio — senza rinunciare all’intrattenimento. Non mancano tuttavia esempi di altre pellicole, che, a differenza di questa produzione recente, hanno promosso idee scientifiche imprecise o addirittura false, contribuendo — grazie al loro forte impatto sul grande pubblico — a diffondere convinzioni fuorvianti sulla scienza.

Proprio sfruttando la potenza del linguaggio cinematografico, Hildrun Walter, Fritz Treiber e colleghi hanno utilizzato i film come strumento per favorire il coinvolgimento e il dialogo tra pubblico e scienziati, proponendo il format innovativo Science & Cinema, efficace e potenzialmente facilmente replicabile, di cui descrivono modalità e risultati in un nuovo articolo pubblicato su JCOM.
 

È un po’ l’uovo di Colombo, ma spesso le idee più semplici sono anche le più efficaci: il cinema è estremamente coinvolgente e può portare sullo schermo temi ad alto contenuto scientifico, a volte in modo accurato, altre meno. Perché non sfruttarlo per fare buona informazione scientifica, e allo stesso tempo intrattenere il pubblico?

Il format combina la visione di clip cinematografiche con il commento di esperti, per riflettere su come la scienza viene rappresentata. Le clip – tratte da pellicole molto note – sono alternate a momenti di discussione moderata con scienziati esperti dei temi trattati, e il pubblico al termine può intervenire con domande.

Gli autori dello studio hanno organizzato due eventi pubblici: uno rivolto a studenti universitari all’Università di Graz e un secondo aperto al pubblico generalista nell’ambito di un festival d’arte cittadino a Salisburgo.

Il filo narrativo scelto è quello del cambiamento climatico. “Abbiamo costruito una narrazione che parlasse di ghiaccio e acqua, fuoco e altri elementi, arrivando infine alle migrazioni, così da poter discutere questi diversi aspetti”, spiega Treiber. Durante la serata si passava da scenari di glaciazione (The Day After Tomorrow, Snowpiercer), all’acqua e all’innalzamento dei mari (Ice Age, A.I., Waterworld), agli eventi estremi (Twister, Geostorm), alla siccità (Mad Max, Soylent Green) e infine alle migrazioni (The March). La discussione era moderata dallo stesso Treiber, mentre lo scienziato ospite era Ulrich Foelsche, professore di meteorologia e geofisica all’Università di Graz e coautore dell’articolo, che analizzava le rappresentazioni nei film distinguendo tra realtà scientifica e finzione e chiarendo errori e possibili fraintendimenti.

Raggiungere pubblici diversi

L’efficacia degli eventi è stata valutata attraverso questionari pre e post evento e un focus group. È stata inoltre realizzata un’intervista allo stesso Foelsche, per indagare la sua percezione del format, le motivazioni alla partecipazione e l’efficacia del suo ruolo comunicativo.

Uno degli aspetti emersi è che il format può funzionare anche con pubblici non necessariamente già interessati al tema. Le differenze tra il pubblico universitario e quello del cinema mostrano un quadro interessante. “All’evento universitario avevamo persone più giovani, molto legate all’università, fortemente connesse a questo ambiente e ai temi proposti attraverso il loro lavoro o i loro studi”, spiega Walter, senior scientist per la comunicazione della scienza all’Università di Graz. “All’evento al cinema, invece, avevamo anche persone arrivate tramite il festival d’arte o il programma del cinema”.

“Questo è molto importante per la comunicazione della scienza, perché spesso abbiamo il problema di raggiungere solo persone che appartengono già a questa sfera accademica”, continua Walter. “Al cinema abbiamo avuto persone che non erano necessariamente già molto motivate rispetto al cambiamento climatico. Il pubblico era più eterogeneo, ma nonostante questo tutti i partecipanti hanno apprezzato l’evento: erano interessati e si sono sentiti informati”.

“Riusciamo anche in qualche modo a stimolare la riflessione in persone che arrivano con prospettive diverse sul tema”, aggiunge Walter. “All’evento al cinema abbiamo ricevuto commenti molto critici. Le persone hanno iniziato a riflettere sulle proprie abitudini e su ciò che è possibile fare”.

Le emozioni in gioco

Anche la componente emotiva ha giocato un ruolo importante. La sequenza delle clip seguiva infatti un arco narrativo che partiva da elementi più leggeri — “all’inizio le persone ridevano con Ice Age e scene simili”, racconta Walter — per arrivare a momenti più drammatici, come il blocco dedicato alle migrazioni. “Nel 2015 abbiamo vissuto quell’ondata migratoria, e questo tema è riemerso anche nel focus group”, conclude Walter. “Le persone collegavano le clip dei film agli eventi del mondo reale e si chiedevano: questi scenari cinematografici potrebbero diventare realtà? Dove si trova il confine tra realtà e finzione?”.

Walter e Treiber sono consapevoli dei limiti dello studio, in particolare legati al campione ridotto, ma sottolineano anche come il format sia facilmente replicabile e possa rappresentare uno strumento efficace per fare informazione scientifica a un pubblico ampio.